Come creare una rivista - Intervista a Fontegrafica

Se la missione di Frab's è quella di dare spazio e contribuire alla crescita dell'editoria indipendente del futuro, in particolare quella che potrà rimanere e diventare oggetto da collezione nell'era della tecnologia, crediamo sia utile andare laddove il prodotto cartaceo nasce fisicamente per farci raccontare il duro lavoro creativo di chi unisce carta e inchiostro per assemblare le riviste: il tipografo. 

Con un intervento tecnico utile per chi vuole capire meglio cosa c'è dietro una rivista, tra la creazione dei contenuti e la vendita, vogliamo scoprire qualche segreto del "come si fa". 

Per farlo in questo primo intervento tecnico siamo andati da Fontegrafica, un'azienda di arti grafiche di Cinisello Balsamo (MI), con una lunga tradizione nel settore che ha scelto di innovarsi radicalmente e oggi traina alcune scelte editoriali molto coraggiose sul mercato italiano e non solo. 

Noi l'abbiamo scoperta al BASE di Milano a The Art Chapter nel 2019, e qualche settimana dopo ne abbiamo nuovamente sentito parlare a Ravenna. Non si trattava di riviste, ma di due progetti editoriali da pelle d'oca per i maniaci degli oggetti di carta: Alkemica, il libro promozionale di Alkanoids letteralmente sospeso in aria, e Perception di El Seed, il progetto di trasposizione fisica e su libri a tiratura limitatissima (ogni libro è un pezzo unico) di un murales al Cario. Due progetti che colpiscono nel segno di una tendenza che è alla base della filosofia di Frab's: altissima qualità del prodotto e prezzo adeguato che permetta di reggere tutti i passaggi della filiera. Riguardo alla riviste, nel nostro catalogo sono disponibili, dalle stampe di Frontegrafica, Quanto e Perimetro.

Abbiamo chiesto a Gianluca Craca di raccontarci un po' di quello che c'è dietro la stampa di una rivista o di un prodotto editoriale nel 2020.

Gianluca Craca - Fontegrafica

Innanzitutto, chi sei e qual è il tuo ruolo in Fontegrafica?
Il mio ruolo è quello di assistere Corrado Musmeci, CEO di Fontegrafica, e di coordinare le attività culturali e di comunicazione dell’azienda. 

Come è nato il vostro rapporto con il mondo dei magazine indipendenti?
Il mercato principale di Fontegrafica è sempre stato quello del lusso, con clienti che avevano grandi budget da spendere in progetti molto complessi e con lavorazioni speciali che nessun altro stampatore si sarebbe sognato di realizzare. Questo ci ha permesso di espandere le nostre conoscenze tecniche a livelli mai visti prima, così da posizionarci durante i primi anni 2000 come i migliori stampatori al mondo attraverso il premio Sappi Printer of the Year. Al tempo stesso la cultura della stampa e la sua diffusione è importantissima per i valori dell'azienda, che ha sempre promosso attività culturali quali mostre e conferenze, oltre che a presidiare cattedre in scuole e università. 
Ritengo che questa storia di qualità, cultura e passione abbia inevitabilmente attratto altri esempi virtuosi nel mondo dell’editoria indipendente. Sono così nate negli anni diverse collaborazioni che hanno portato a risultati di cui andiamo molto fieri perché mossi da valori prima ancora che da dei numeri.  

Come può un'azienda come la vostra aiutare qualcuno che vuole dare vita ad una rivista indipendente?
Da sempre le nostre porte sono aperte a chiunque cerchi un confronto costruttivo per lo sviluppo di un'idea editoriale. Grazie a una storia di oltre 50 anni nella produzione di progetti editoriali, Fontegrafica è contenitore di innumerevoli esempi virtuosi che possono essere liberamente consultati da chiunque sia interessato all'argomento. Una buona idea ha bisogno di stimoli visivi e tattili per poter evolvere in maniera consapevole rispetto alle possibilità tecniche disponibili. 

Per chi ne sa davvero poco di diversi tipi di carta e rilegature, ci racconti quali sono quelle che vengono maggiormente utilizzate per le riviste? 
Le possibilità espressive sono davvero tante e sarebbe diminutivo mettersi ad elencarne alcune, anche perché rimarrebbero delle terminologie tecniche che, per chi ne sa poco, non sarebbero di grande utilità. 
Consiglio invece a chiunque sia interessato all’argomento di frequentare le sempre più numerose fiere di editoria indipendente che si svolgono in Italia e all'estero. Trovo che ad oggi siano il fenomeno più interessante ed accessibile nel panorama dell’editoria. Oltre ad avere la possibilità di toccare con mano le innumerevoli tipologie di prodotti editoriali di qualità, si può parlare direttamente con gli editori, gli autori e a volte persino gli stampatori! In aggiunta a tutto questo è possibile partecipare a conferenze e dimostrazioni che permettono di approfondire ancora di più il tema. 

Che consiglio di "formato" daresti oggi a chi vuole fare un magazine?
Non ritengo che ci sia un formato giusto e uno sbagliato. Ritengo però che, essendo una rivista destinata alle mani del lettore, è necessario che l'editore lo tenga sempre a mente quando si pianifica, progetta e stampa un libro o rivista. Come disse Paul Stiff: ‘I lettori arrivano per primi, secondi e terzi.’ Durante l’evento The Art Chapter a BASE Milano nel novembre del 2019, io, Corrado Musmeci (CEO Fontegrafica) e Catalina Zlotea (book designer) abbiamo scritto e distribuito un manifesto che vuole essere un primo passo verso una consapevolezza maggiore da parte dei lettori e dei creatori in merito alla fruizione e creazione di un prodotto editoriale (e quindi anche riviste). Nella sezione legata ai “diritti dei lettori” diciamo che si deve considerare un formato appropriato allo scopo e alla natura della rivista. La sua funzione (come deve essere usata e dove deve essere conservata) ed il suo contenuto (la sua lunghezza, lo stile e la forma delle sue illustrazioni) dovrebbero determinarne le dimensioni. 
Inoltre, ci tengo a dire che, oltre al formato di una rivista (o di un libro), ci sono molti altri fattori che ne determinano la qualità finale e che troppo spesso vengono tralasciati come dettagli. Per esempio la lettura del contenuto scritto, che dovrebbe essere semplice e la sua fruizione intuitiva. Anche l’aspetto e la sensazione tattile della carta possono migliorare o peggiorare la tua esperienza di lettura. La carta di un libro dovrebbe essere appropriata al suo contenuto e addirittura dovrebbe arricchirne il significato stimolando il senso del tatto.

Risograph, litografia, offset. Cosa sono, c'è altro e come sceglierle?
Ci sono manuali di ogni genere che approfondiscono l'argomento in maniera adeguata, quindi non mi metterò a fare un trattato tecnico e storico sull'argomento. Ci tengo però a sottolineare il fatto che ogni tecnica ha una sua particolare ragion d'essere e per essere sfruttata al meglio bisogna conoscerne le caratteristiche principali. 
Per esempio la stampa offset è frutto di uno sviluppo industriale atto alla produzione di migliaia di copie in tempi molti brevi, garantendo un controllo e una qualità altissima. Ci sono dei costi di avviamento molto alti che vengono però spalmati sull'elevato numero di copie. Pertanto risulterebbe troppo costoso utilizzarla per la stampa di poche centinaia di copie. Tecniche come (per esempio) la stampa risograph sono invece più grossolane in termini di precisione e controllo, ma queste caratteristiche possono diventare un punto di forza se sfruttate correttamente. Inoltre questa tecnica è in grado di regalare cromie molto accese e trasparenti a costi molto contenuti. Pertanto va molto bene per produzioni che non richiedono un elevato numero di copie e una perfetta omogeneità. 
Queste però sono solo due delle tantissime tecniche disponibili.

Quali sono i passaggi dietro alla creazione fisica di una rivista?
I passaggi sono moltissimi e non è facile riassumerli tutti. Ci tengo però ad evidenziarne sommariamente i principali, così da permettere ai lettori di questa intervista di capire quanto lavoro ci sia dietro un progetto stampato.
Generalmente, quando il designer/editore ha formulato una bozza di progetto, viene da noi (stampatore) e si discute di tutti gli aspetti tecnici e creativi nei rispetti del budget disponibile. 


Per formulare un preventivo realistico così da poter essere approvato, è possibile che sia necessario un controllo dei files da parte del nostro ufficio di prestampa. Questo perché purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi, il file non c’entra nulla con quello che si vuole realizzare… Spesso è richiesta una prova per fornire dei preventivi adeguati, pertanto la prestampa adatta i files per la creazione di prove di stampa, prove colore o campioni in bianco.
In ogni caso una volta che il preventivo è stato approvato, viene creata una commessa in cui sono contenute tutte le informazioni necessarie per la realizzazione del progetto. Queste informazioni arrivano, oltre che dal cliente, dalla prestampa, dai fornitori e così via. 
La sua funzione è importantissima in quanto comunica a tutte le persone addette ai lavori le informazioni esatte per la loro realizzazione.
A questo punto vengono ordinati i materiali necessari e si contattano possibili fornitori per lavorazioni esterne.
Si creano le matrici basate sui files della prestampa e solo a questo punto si passa alla stampa vera e propria. Ci possono essere svariate tecniche e nobilitazioni, pertanto ogni file deve essere perfetto per garantire un registro impeccabile ad ogni passaggio. 

Il primo step della stampa è l’avviamento, momento cruciale poichè mette di fronte a una verifica obbligata di tutte le fasi precedenti. Molto spesso il cliente è invitato ad assistere a questa fase (cosa non scontata per tutti gli stampatori), così da eseguire tutti i piccoli ma necessari aggiustamenti di calibrazione del colore assieme allo stampatore. Una volta soddisfatto, il cliente mette la firma sulla copia da prendere come riferimento per tutta la tiratura e a cui far fede come un vero e proprio obbligo contrattuale.
Infine la carta stampata e nobilitata deve essere rilegata, rifilata e confezionata, tutti passaggi che richiedono una grande sapienza manuale.
Le variabili durante la lavorazione di un prodotto editoriale sono innumerevoli ed è importantissimo mantenere un occhio vigile per il controllo della qualità di ogni dettaglio.

Quali gli errori da evitare?
Penso che uno degli errori più gravi sia quello di non dare il giusto tempo al progetto. La fretta che attanaglia così tanto le vite di tutti porta sempre a forzare i processi e offuscare la lucidità necessaria per prendere delle decisioni consapevoli, con il rischio di far inciampare anche i professionisti più esperti in errori che si sarebbero potuti facilmente evitare. 
Oggi molte persone pensano che per stampare un prodotto basti fare un click su un pulsante. Ma la stampa è un processo artigianale a tutti gli effetti, con un incredibile quantità di variabili. 

Un altro aspetto che ritengo essere un errore comune è quello di dare più importanza alle spese di un progetto invece che al suo potenziale. Prima ancora di mettere le mani avanti in termini di formato e numero di pagine, bisognerebbe investire tempo ed energie sul come sfruttare al massimo il contenuto del progetto attraverso soluzioni progettuali intelligenti. Per questo riteniamo essere importantissimo l’aspetto di collaborazione e di dialogo con lo stampatore, così da generare un moto virtuoso che possa portare a risultati eccellenti ma in linea con il budget a disposizione. Per non parlare del fatto che oggi esistono nuovi strumenti di promozione e distribuzione (come campagne social e/o di crowdfunding) che si sono rivelati essere decisivi per la nascita di progetti editoriali. 

Cosa cerca chi si rivolge oggi ad un'azienda come la vostra?
Fontegrafica si è sempre distinta per la garanzia di qualità in tutti i passaggi produttivi e per la creazione di elaborati molto complessi e sperimentali. Ci piacciono le nuove sfide e non ci tiriamo mai indietro, ma pensiamo anche che uno stampato di qualità possa essere alla portata di tutti. Crediamo infatti che il valore di un prodotto non sia determinato dalla preziosità dei materiali usati, bensì dall’intelligenza nel progettarlo e nello sfruttare al massimo gli strumenti a disposizione.
Sperimentare significa crescere, assumersi dei rischi, commettere errori e imparare da essi. Noi abbiamo dedicato anni, e continuiamo a farlo, a indagare le infinite possibilità della stampa e a implementare nuove tecniche e percorsi creativi.
​Lo facciamo per passione, ma non solo. Lo facciamo anche per offrire ai nostri clienti consigli e soluzioni che possano valorizzare al meglio le loro idee.
Penso che la cosa che un cliente cerca venendo nella nostra azienda sia l’emozione di fronte al superamento delle sue stesse aspettative

Come può un buon tipografo aiutare un editore indipendente?
Con trasparenza, coraggio e voglia di mettersi in gioco per raggiungere il miglior risultato possibile. Lo stampatore non può più rimanere un soggetto passivo che esegue le istruzioni impartite standardizzando qualsiasi possibilità espressiva, ma deve sempre più assumersi il rischio di essere un ruolo attivo nella consultazione, così da permettere all’editore di districarsi fra le innumerevoli possibilità pratiche e trovare così la scelta più adatta al progetto. Al tempo stesso però mi permetto di suggerire che l’editore dovrebbe avere ben chiaro in mente quale sia l’intenzione del progetto e di non lasciare niente al caso. Lo stampatore è colui che accompagna un’idea verso la sua forma ideale, non il generatore dell’idea stessa.  

Quanto è importante la relazione tra stampatore ed editore?
Ritengo sia fondamentale. Senza comunicazione non può esserci un buon risultato. Troppo spesso si va incontro a incomprensioni e malcontenti che si sarebbero potuti tranquillamente evitare. Sempre nel manifesto che ho citato nelle domande precedenti c’è una sezione in cui si parla di obblighi del bookmaker in cui fra i vari punti diciamo che tutte le persone coinvolte nella creazione del libro “… dovrebbero dialogare costantemente dall’inizio del processo, comprendere le reciproche intenzioni e alimentare le reciproche conoscenze. Fare un libro non dovrebbe essere un processo lineare in cui ogni individuo lavora in modo isolato, ma una collaborazione costante. Lo stampatore e il rilegatore dovrebbero comprendere le intenzioni del progettista e il progettista dovrebbe comprendere le capacità e i limiti dello stampatore e del rilegatore. Un libro di successo è il risultato del dialogo e dello scambio di competenze tra tutte le parti interessate.

A qualcuno che ha un'idea per un magazine indipendente, che consigli daresti?
Di definire nel modo migliore possibile il contenuto della rivista così da avere un programma solido e coinvolgente. Penso sia molto importante per potersi proporre a possibili investitori o comunque per creare una rete di connessioni che diventeranno poi il supporto della rivista stessa. 

Infine, una domanda d'obbligo: i magazine indipendenti hanno senso in un presente già largamente digitale e che futuro hanno?
Nella storia ci sono sempre stati avanzamenti tecnologici che hanno rimpiazzato metodologie più obsolete e, malgrado possa essere triste, è giusto che sia così. Penso che sarebbe utile sfruttare questo momento di crisi per riflettere sulla ragion d'essere della stampa. Per troppo tempo si è stampato per il solo profitto, senza un reale interesse per quello che si stava realizzando. Il digitale è uno strumento con grandi potenzialità, ci permette di facilitare la fruizione di contenuti per i quali prima si sprecavano risorse o che non erano facilmente rintracciabili. Ritengo infatti giusto che, per fare un esempio, la pubblicità passi sempre più al mondo del digitale, invece che stampare tonnellate di volantini destinati ad essere cestinati poco dopo la loro lettura. Il digitale però non può sostituire tutto. Questo perché un oggetto stampato non comunica solo ed esclusivamente attraverso il contenuto scritto in esso. Come ho cercato di spiegare nelle risposte precedenti, la comunicazione che ci arriva dell'esperienza del leggere è multisensoriale, di cui molti aspetti derivano dalla fisicità dell'oggetto stesso. Ma per mantenere in vita questa pratica complessa e meravigliosa, è necessario che le persone realizzino il valore di tale fisicità e che i lettori pretendano la qualità come valore imprescindibile nel prodotto che andranno a sfogliare. Personalmente sto assistendo con piacere ad una costante crescita di un senso critico in merito a questi aspetti, anche se in Italia le cose vanno sempre un po’ a rilento che in altre parti del mondo. Noi ce la stiamo mettendo tutta per essere protagonisti attivi di questo risveglio culturale e speriamo di fare ala con sempre più realtà che la pensano come noi. 

26 aprile, 2020 — Dario Gaspari

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