Pantheon, un magazine camaleontico

Quando ci chiedono cosa contraddistingue un magazine indipendente da uno mainstream, generalmente tra le prime cose che ci vengono in mente c'è l'alto livello di sperimentazione con cui queste riviste si propongono al lettore. Fuori dalle righe (e dalle gabbie grafiche), gli "indiemag" si caratterizzano proprio per la loro capacità di essere liberi da claustrofobici vincoli editoriali e di inventare nuovi linguaggi, estetici e contenutistici, che siano ad uso e consumo pressoché esclusivo della comunità che ruota intorno alla rivista stessa.

Tra tutti i magazine che abbiamo avuto la fortuna di leggere, ne abbiamo trovato uno che raggiunge un livello di sperimentazione davvero massimo e che potremmo definire camaleontico perché in grado di adattarsi e modificarsi in base al contenuto che ospita, nella forma, nella testata e addirittura nel nome. 

Stiamo parlando una nuovissima rivista italiana di illustrazione a tiratura limitata (150 pezzi), già vicinissima al sold out. Si chiama Pantheon, o meglio questa prima edizione si chiama Pantheon, perchè cosa accadrà dal prossimo numero non ci è dato ancora saperlo. 
Incuriositi da una scelta tanto insolita quanto estrema, abbiamo chiesto ai suoi ideatori, Alessandro e Andrea, di raccontarci qualcosa in più sulla loro rivista.

Come descriveresti Pantheon alle persone che non vi conoscono?
Un magazine con cadenza annuale in cui grafici, illustratori e produttori di visual pensano e producono un'immagine attorno a un tema centrale scelto in partenza e uguale per tutti. I temi trattati prendono libero sfogo attraverso una carrellata di immagini provenienti dalle visioni di
ciascun artista chiamato a collaborare. L'idea è di creare un progetto editoriale che come un liquido si adatta al suo contenitore assumendo una forma in costante divenire, infatti il nome, i contenuti e l’aspetto visivo del
magazine muteranno a seconda dell’argomento trattato in ogni numero.

La prima volta che ci siamo sentiti e mi hai parlato della rivista, mi ha colpita il fatto che ad ogni numero cambierà nome e formato. Una scelta estremamente coraggiosa. A questo punto mi chiedo qual è il vero nome, se ce n’è uno, della rivista, e come mai volete lanciarvi in questa sperimentazione.
L’obiettivo è quello di eliminare i punti di riferimento classici di un magazine “brandizzato”, per questo un vero nome non lo abbiamo. Ci piace questo concetto di mutazione continua. Per noi è molto più stimolante e divertente ripensare ogni volta tutto da zero: nome, logo
e identità visiva.

Il primo numero è stato realizzato in piena pandemia. Questo ne ha influenzato i contenuti?
Questo ISSUE 0 ha in realtà avuto una gestazione piuttosto lunga e travagliata. Il concept è stato definito a ottobre 2019 e a marzo di quest’anno, quando è scattato il lockdown, eravamo già pronti a partire con la stampa. Ci sono stati momenti di stallo in cui abbiamo rivisto e concluso le lavorazioni accessorie e pensato all’organizzazione e all’allestimento dell’evento di lancio. I contenuti esprimono visioni antecedenti rispetto alla pandemia anche se sicuramente la pandemia ci ha dato modo di guardare il nostro magazine da un punto di vista differente. Abbiamo aggiunto per questo una piccola postilla in cui
spieghiamo questo concetto.

Come avete scelto la tematica di questo numero?
All’epoca dell’ideazione della rivista stavamo sviluppando due progetti indipendenti ma entrambi inerenti alle religioni, quindi questo tema era molto presente anche nelle nostre discussioni. Così quando abbiamo deciso di iniziare questo viaggio il tema della religiosità è emerso quasi naturalmente. Inoltre, in un’ottica di progetto ci è sembrato appropriato
associare il numero zero con una tematica astratta come quella delle divinità e delle religioni.


Le illustrazioni sono intervallate dalle domande dei lettori al direttore. Un escamotage letterario che ci è piaciuto molto, soprattutto per le perspicaci risposte fornite che raccontano quella che è la vostra visione delle nuove divinità. Come avete scelto questa insolita forma narrativa?
L’espediente delle lettere al direttore ci è servito per offrire una chiave di lettura ironica e per sdrammatizzare le tematiche trattate. Il rapporto lettore/direttore si può poi interpretare anche come una trasfigurazione del
dialogo tra fedele e divinità. Il lettore pone quesiti molto contorti, che però vengono risolti in maniera sagace dal direttore. Molte domande però, come nell’esperienza religiosa, rimangono aperte.

Come avete selezionato i progetti e gli artisti ospitati tra le pagine della rivista?
Essendo entrambi illustratori molti degli artisti che abbiamo ospitato nell’ISSUE 0 sono ragazzi che conosciamo personalmente e di cui stimiamo il lavoro. La restante parte della selezione è stata effettuata attraverso Instagram che è oramai un’ottima vetrina ricca di
 spunti e ispirazioni visive . Gli illustratori sono stati scelti sia per la qualità della loro ricerca sia per l’aderenza con il tema del magazine.

Qual è il futuro della vostra rivista?
Ci piacerebbe creare, attraverso i diversi issue della rivista, un percorso narrativo che tocchi vari temi e che coinvolga un numero sempre maggiore di artisti. Quindi puntiamo a divertirci e a sperimentare continuamente, cercando anche di creare una bella community di
produttori di immagini.

E il futuro dei magazine cartacei in generale?
Questo non possiamo saperlo. Nonostante quello della carta stampata sia un settore in calo, crediamo e speriamo che non sia destinato a scomparire totalmente. Sicuramente un aspetto che sta prendendo sempre maggior importanza è quello dell’esperienza fisica, il libro viene
infatti concepito anche come oggetto, per questo molto importante è la scelta di tecniche e materiali di stampa. Quello che l’ISSUE 0 ci ha insegnato è che nella società moderna gli oggetti fisici possono sopravvivere e non essere spazzati via dallo tsunami digitale solo se
assumono un valore quasi “sacrale”.

E noi di Frab's non possiamo che essere d'accordo. 
Trovate il numero zero di Pantheon nel nostro shop online QUI

17 dicembre, 2020 — Anna Frabotta

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