Profane

di Maria Vittoria Navati

Se sei un accumulatore seriale, un pittore della domenica, se sei ossessionato da oggetti insoliti o hai una passione segreta, Profane è ciò che fa al caso tuo. Una rivista indipendente francese che si muove tra arte e collezionismo e che si contraddistingue per un’impostazione davvero sperimentale.
Il progetto ha un unico interesse: l’amateur, colui che è amatore e amatoriale allo stesso tempo. Ciò che troverai tra le sue pagine sono interviste a dilettanti, artisti, principianti, esperti e creatori. E ciò che farai — insieme a Profane — è osservarli e spiarli, introducendoti nei
loro ambienti e sondando le loro produzioni private.

Il numero tredici del magazine — non a caso proprio questo, e non un qualsiasi altro — è dedicato ai feticci, alle fobie nascoste e ai rituali che ognuno di noi ha e in certi casi nasconde.
Descrive un viaggio per approcciare il mondo con curiosità, ingenuità e istinto e ci invita a farlo attraverso una serie di tappe.
L’indice stesso scandisce i capitoli dell’itinerario, tra cui: un invito, un incontro, una citazione, un punto di vista, uno stile, un gesto, una paranoia, una scoperta. Ecco, dunque, le soste più interessanti.

Un luogo
Vicino al centro di Parigi si trova un piccolo muro giallo. È qualcosa di più di una parete: un desiderio di rinnovamento, una precisa prospettiva nello spazio implacabile della metropoli. È alimentato dal volere di un uomo e dalla sua presenza testarda e costante. Karlo, 63 anni, è un
rifugiato, fuggito dalla guerra in Jugoslavia, dove dice di aver lasciato tutto — la sua casa, la sua famiglia e la sua vita — ben venticinque anni fa. Nel decimo arrondissement della capitale francese ha realizzato la sua personale installazione: un’esposizione di pagine ritagliate da libri
d’arte. Così, Rue de Mertz, con il suo muro giallo, ci regala una breve storia dell’arte, un’atlante di immagini. Karlo vuole che la sua arte sia una celebrazione e un regalo. Per questo arriva alle sette del mattino e se ne va quando è ormai sera. È, a tutti gli effetti, il guardiano di un museo a cielo aperto.

Un pensiero
Quando cambiamo ambiente o viaggiamo verso posti sconosciuti spesso si creano le condizioni per una più profonda consapevolezza di noi stessi, degli altri e di ciò che ci circonda. In questi momenti, quando la nostra mente è libera, possiamo cogliere l’opportunità di osservare e vivere a pieno il presente. Questo accade soprattutto quando ci troviamo nella natura, immersi in un luogo "dove possiamo arrenderci a quei sogni nascosti che diventano tangibili”. Eppure, la maggior parte di noi vive in spazi iper-urbanizzati, sommersa da lavoro e frenesia del produrre. La natura consente, invece, di vivere ciò che è vita e di mettere in disparte ciò che non ha importanza. Ecco che si solleva, spontaneo, un quesito: e se la maggior parte delle cose a cui
diamo importanza siano in realtà del tutto dispensabili e non necessarie a vivere l’attimo presente che, irrimediabilmente, non tornerà più?

Un disturbo ossessivo compulsivo
Élizabeth Fargues colleziona viti. Nessun chiodo, solo viti, oggetti che utilizziamo per assemblare cose, ma che possono essere più di quello che immaginiamo. Élizabeth raccoglie unicamente le viti in cui si imbatte o che scopre per caso e che per qualche motivo colpiscono il suo sguardo. Quello dell’incontro è un momento magico, un gesto che mette la sua vita in pausa, permettendole di creare un’immagine, un’istantanea che congela l’emozione di quell’istante. Secondo la collezionista, l’obiettivo di questa ripetizione non è l’accumulazione: si tratta invece di raccogliere un oggetto abbandonato e di dedicargli attenzione.

Vi starete forse chiedendo in che modo può essere interessante la storia di una persona qualsiasi che decide di collezionare oggetti comuni. Nella risposta a questo scetticismo del tutto lecito risiede l’unicità, e pure tutta l’eccentricità francese, tipica di Profane. Una rivista che è capace di trovare modi inaspettati per offrire una visione speciale dell’arte, in ogni suo possibile significato.

Un medium
Questa tappa esplora un progetto editoriale: il magazine Free Time, che è prima di tutto un oggetto libero e illimitato, con un approccio che ricorda sotto più aspetti quello di Profane. La sua ambizione è quella di celebrare i momenti di pausa come tempo per la creazione, nei suoi aspetti spontanei e intimi. Il tempo libero (che per l’appunto evoca e unisce due idee fondamentali, la libertà e il tempo) è e deve rimanere divertimento, uno spazio per esprimersi senza i vincoli imposti dal lavoro. Uno spazio guidato esclusivamente dal desiderio. Idealmente non dovremmo saper distinguere tra la dimensione di svago e quella lavorativa. A un livello più pratico, l’importanza salvavita del tempo libero implica che il lavoro come pratica sociale non mantiene tutte le sue promesse di realizzazione e che anche le “attività secondarie”
meritano la loro importanza. Free Time si concentra allora sull'importanza del tempo dedicato alla creatività, all'espressione di sé, all’ispirazione. Profane non può non consigliarcelo.

La camera di un dilettante
Jonas Liveröd è un artista svedese, ma anche docente, curatore, collezionista e, soprattutto, direttore del suo museo personale, nascosto nella soffitta di un mulino. Quello di Jonas è un museo devoto a un vasto numero di oggetti che accumula sulla base dei propri incontri. La sua filosofia può essere riassunta in una frase: “Colleziono cose che non sapevo esistessero, cose che per qualche motivo sono difficili da definire”. Nella sua camera delle meraviglie e delle curiosità possiamo trovare escrementi fossilizzati di dinosauri, uccelli imbalsamati, reliquie religiose, così come testimonianze storiche e geografiche, tra cui una banconota da dieci miliardi di dollari risalente all’iperinflazione delle guerre in Jugoslavia negli anni Novanta. Luftslottet è l’espressione svedese più adatta a indicare questo tipo di progetto, un programma
grandioso che include idee irraggiungibili e che si può tradurre come “castello in aria”. Sebbene questo museo sia permanente, Jonas si augura che possa evolvere senza sosta, anche e soprattutto nella sua scenografia. Gli elementi che conterrà potranno essere di valore, o non
averne alcuno: ciò che conta è che siano traboccanti di storie, simboli a cui affidare le nostre esplorazioni immaginarie.

Tra le pagine di Profane è ben chiara una cosa. Ogni episodio è parte di un’unica grande narrazione sull’importanza degli oggetti che decorano le vite di ognuno di noi: arnesi, utensili, cimeli o ricordi. Non è importante cosa siano, ciò che è certo è che rappresentano riti attraverso cui diamo maggior valore all’attimo presente.
Leggere Profane significa sfogliare una rivista in cui l’immagine, con tutta la sua forza evocatrice, è assoluta protagonista. Gli articoli, infatti, sono spesso estremamente brevi e accade che non superino la singola pagina. Questo perché racchiudono i pochi elementi necessari per innescare una riflessione. Se avete voglia di scoprire storie che non avreste mai potuto immaginare ed esplorare i loro significati nascosti, non troverete nulla come Profane.

Trovi Profane QUI

26 luglio, 2022 — Dario Gaspari
Tag: recensioni

Lascia un commento

I commenti saranno verificati prima della loro pubblicazione