Spunti per il Manifesto di una nuova distribuzione editoriale

Se ti piacciono i libri, le riviste e il profumo di carta in generale, questa volta ti chiediamo di fare una cosa. Chiedi al tuo librario di fiducia o al piccolo editore al quale sei affezionato se i titoli che tratta li acquista o distribuisce in conto vendita, se non lo fa o se vorrebbe non farlo, allora facci contattare per manifestarci la sua contrarierà a questo sistema (via email a info@frabsmagazines.com, su Instagram a @frabs_magazines). Se sei proprio un editore, una libreria o perfino un distributore, scrivici direttamente perché abbiamo bisogno di unire le forze per modificare tutto ciò che di sbagliato c’è nel sistema editoriale del nostro Paese.

Nello scrivere regole del tutto nuove e diverse per la nuova editoria in Italia, uno degli ostacoli più ostici da abbattere è il mostro del conto vendita. Lo sappiamo, probabilmente questo post farà storcere il naso a molti librai, ma lasciateci spiegare il nostro punto di vista.

Quando negli ultimi decenni avete letto che in Italia ormai ci sono più libri che lettori (nel 2019 venivano pubblicati 237 libri al giorno - Fonte: ISTAT) non è perché ci sono menti particolarmente illuminate che hanno voglia di pubblicare tutto e il contrario di tutto. Ma semplicemente perché i lasciti dell’editoria del secolo scorso, agonizzante e ormai morta, sono di un sistema insensato basato su un cavallo di Troia chiamato “reso”: in sostanza mi paghi solo quello che vendi. Un sistema che dietro nasconde più insidie che benefici e che dal nostro inizio combattiamo ogni singolo giorno. L’editoria cartacea di domani (libri, riviste e perfino quotidiani) avrà un proprio rilevante spazio in questo settore (fatto anche di e-book, riviste digitali e audiolibri) solo se in grado di distinguersi per un elemento importantissimo: la qualità del prodotto fisico e dei contenuti. Ma qual è il sistema migliore per garantire quest’alta qualità? Se il 40% delle riviste o dei libri che produco e lascio distribuire dal monopolista mi torna indietro (le statistiche ufficiali ISTAT si limitano a dirci che ben più del 50% dei titoli è soggetto a resa, ma senza fornirci dati specifici, il che deve farci riflettere) sarò stimolato a spendere tanti soldi per fare un bel prodotto o sarò costretto ad abbassare drasticamente la qualità delle pubblicazioni successive per rientrare delle spese?

Se per un piccolo libraio indipendente o un’edicola questo sistema può essere un’immediata boccata d’ossigeno economica (se calano le vendite e non hai soldi per comprare altri titoli, con il conto vendita riesci comunque ad avere uno scaffale assortito), per gli editori si traduce in un potenziale fallimento.

Vedersi costretti a produrre tante copie, stimare un certo guadagno, ma poi vedere introiti effettivi molto minori e una quantità di prodotto invenduto che diventa esclusivamente un costo di magazzino o macero, alimenta un insano circolo vizioso. Se volete approfondire questa tematica vi consigliamo il dettagliato articolo del 2017 di Antonio Tombolini che trovate QUI, la nostra Guida Frab’s ai costi di una rivista che trovate QUI e questo interessante articolo de Linkiesta

Non a caso vi diciamo che per il libraio la boccata d’ossigeno è solo immediata: accettare questo sistema vuol dire solo “galleggiare” un altro po’. Si perché evitare nell’immediato rischi di magazzino si traduce in margini sempre più risicati che spesso non permettono nel medio periodo di ripagarsi le spese di gestione della libreria.

Abbiamo sperimentato il monopolio della distribuzione basata sul conto vendita nel primo mese di Frab’s (quando eravamo nuovi e inesperti) ed ecco come funzionava: ci venivano proposti magazine semestrali o annuali con la possibilità di reso, ma con un margine del 20%, la cosa buffa è che il reso dovevamo farlo a 30 giorni dall’ordine e questo significava non avere il tempo di vendere le riviste, ma soprattutto mandare al macero titoli ancora in corso di validità (che poi certe riviste sono valide per sempre). Un danno enorme per gli editori a cui non abbiamo voluto contribuire.

Il problema però, a nostro avviso, è anche di natura  qualitativa: il “tanto se non lo vendo lo rendo” spesso non stimola una selezione accurata di prodotti che sono scadenti da tutti i punti di vista. Il risultato? Tutto il sistema perde in qualità.


Frab’s è una piccola realtà che cerca di fare altro. Compriamo pochi pezzi per volta di ogni rivista, ma con la sicurezza di essere una vendita certa per l’editore. Anche se a volte vi arrabbiate perchè i titoli in catalogo vanno presto sold out e se di conseguenza perdiamo qualche vendita, abbiamo scelto di abbandonare definitivamente il sistema del conto vendita. Questo ci permette di sostenere realmente progetti in cui crediamo e di prenderci la libertà di dire di no a qualche titolo. Non ci interessa avere di tutto per attirare più visitatori nella nostra libreria virtuale, ci interessa proporre progetti che abbiano un reale valore.

Vediamo intorno a noi un mercato, quello delle librerie indipendenti, dove tanti stanno nascendo e tantissimi morendo, e proprio tra chi nasce il sistema su cui si basa attualmente la distribuzione appare sempre più come un intralcio alla possibilità di creare realtà finanziariamente solide e libere di applicare una propria selezione distintiva.

Quindi eccoci qui: vogliamo mettere insieme tutte le voci che si sono stancate e desiderano mettere la parola fine al mantra del conto vendita. Semplicemente per guardare oltre e scrivere la storia incredibile dell’editoria indipendente dei prossimi anni.

 Ci aiuti?

09 maggio, 2021 — Frab's Magazines & More

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